Cinquantasette turbine nell’Eastern Cape
All’inizio di questo mese, in Sudafrica, l’amministratore delegato di Enel Cattaneo ha inaugurato uno dei più grandi impianti eolici privati di quella nazione. L’Enel opera dal 2011 in Sudafrica e vi si posiziona come primo operatore privato nelle energie rinnovabili.
Si tratta di un impianto che comprende tre parchi eolici – Impofu East, Impofu West e Impofu North – per un totale di 57 turbine da 5,9 MW ciascuna e 336 MW di capacità installata, la cui produzione è già impegnata dai contratti di fornitura pluriennale sottoscritti con i primi clienti industriali. Il collegamento con la rete nazionale avviene tramite una linea di trasmissione aerea lunga circa 120 km a 132 kV, la più lunga linea ad alta tensione mai costruita da privati nel Paese.
Il governo sudafricano ha riconosciuto Impofu come Strategic Integrated Project, cioè infrastruttura prioritaria per la trasformazione economica, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale dell’area. A regime, l’impianto produrrà circa 1,2 TWh l’anno, quanto basta per coprire i consumi di circa 490.000 famiglie ed evitare l’emissione di oltre 1,1 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.
Una nota del gruppo lega esplicitamente l’inaugurazione al Piano Mattei, il programma con cui il governo italiano promuove lo sviluppo infrastrutturale ed energetico del continente africano: Impofu, vi si legge, è un punto di riferimento per la decarbonizzazione industriale del Sudafrica e rappresenta “un certo valore” anche per l’Italia.
Sullo stesso fronte della politica energetica italiana, il 2 settembre Eni ha firmato con PDVSA il contratto che le affida la gestione operativa esclusiva di Junín 5, giacimento di greggio pesante della fascia dell’Orinoco con 35 miliardi di barili in posto certificati e una produzione attuale di circa 12.000 barili al giorno. Nella sua analisi sul Sole 24 Ore del 12 settembre Nicola Procaccini ha osservato che l’operazione non è stata “sufficientemente celebrata” e l’ha ricondotta al principio per cui “la vera diatriba, dunque, non è tra fossili e rinnovabili, ma tra energia prodotta e importata”.
L’energia del cluster è già venduta con accordi di fornitura di lungo periodo, i power purchase agreement, a Sasol e Air Liquide. Il 30 giugno 2026, quando il cluster è entrato in esercizio commerciale, Sarushen Pillay, vicepresidente esecutivo di Sasol, aveva dichiarato che Impofu “rappresenta un cambio di passo nel percorso di Sasol verso l’obiettivo di assicurarsi fino a 2 GW di energia rinnovabile entro il 2030”. Nella stessa occasione Nicolas Poirot, amministratore delegato di Air Liquide per Africa, Medio Oriente e India, ha detto che l’avvio del cluster “conferma che la decarbonizzazione industriale su larga scala in Sudafrica è ormai una realtà operativa”: l’energia alimenterà il sito industriale di Secunda, nella provincia di Mpumalanga, dove Air Liquide gestisce il più grande impianto al mondo per la produzione di ossigeno, con l’obiettivo di ridurne le emissioni del 30-40% entro il 2031.
Durante la costruzione, iniziata nel marzo 2024, l’impianto ha impiegato fino a 2.000 lavoratori nei periodi di picco e ha generato circa 800 ulteriori posti di lavoro nelle comunità locali, coinvolgendo oltre 20 imprese del territorio: numeri che il gruppo colloca nel proprio approccio di Creating Shared Value. L’Università di Cape Town ha riconosciuto a Enel una tecnica di blade painting – la colorazione delle pale pensata per ridurre l’impatto sul volo degli uccelli – realizzata in collaborazione con street artist sudafricani e con gli studenti delle scuole locali, che hanno trasformato tre aerogeneratori in altrettante opere d’arte a cielo aperto, con l’obiettivo dichiarato di valorizzare l’area anche dal punto di vista turistico.
Claudio Rotunno



